“Per la vostra poca fede”
14 agosto 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,14-21 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 14si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio 15e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. 16L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». 17E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». 18Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
19Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». 20Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: «Spòstati da qui a là», ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». [ 21]
Dopo l'esperienza della trasfigurazione vissuta sul monte, esperienza di luce che tutto trasfigura e che fa toccare il cielo... Gesù è riportato con i piedi per terra dal dolore umano.
Dalla felicità del padre celeste per il suo figlio eletto e amato si giunge alla supplica di un padre terreno per il figlio malato.
Casomai qualcuno se lo fosse dimenticato, il nostro Dio in suo figlio Gesù si è incarnato nella nostra umanità per farsi vicino al dolore di tutti gli uomini suoi figli amati. Questa è l'essenza di tutto il cristianesimo.
E così il testo di oggi ci mostra un padre impotente verso la malattia del figlio, la conseguente frustrazione dei discepoli che non riescono a guarirlo e il lamento di Gesù.
Lamento che sembra essere un po' strano, perché non è una diretta risposta alla supplica del padre del ragazzo malato, ma si rivolge una "generazione incredula e perversa".
Quale sia questa “generazione” non è chiarissimo, perché quella a cui si rivolge Gesù non è peggiore di altre precedenti o di altre che verranno in futuro. Ma certamente contiene, come sempre, un riferimento ai discepoli di Gesù di ogni generazione, quindi anche a noi che stiamo ascoltando le sue parole per cercare di rimanere per quanto possibile alla sua sequela, cioè di essere suoi discepoli. Ma anche se siamo suoi discepoli, dobbiamo riconoscere che nella generazione in cui viviamo la perversione ha raggiunto dei livelli veramente terribili, in cui, a fronte di grandissime ricchezze accumulate dai potenti di questo mondo, vediamo povertà e sofferenze infinite…
“I discepoli si avvicinarono a Gesù in disparte”. Non è forse quello che stiamo cercando di fare noi in questo momento ciascuno per conto suo? Non stiamo forse cercando di avvicinarsi al Signore? Non stiamo forse cercando di accostarci alle sue parole contenute nelle sacre Scritture? Parole che portano luce divina anche nelle nostre più profonde zone di ombra, di inquietudine e in ultima analisi di perversione dovuta alla nostra mancanza fede?
Gesù che aveva già dato il potere ai discepoli di scacciare ogni sorta di malattia e infermità (Mt 10,1), dice chiaramente la ragione per cui in i discepoli non sono riusciti a guarire la malattia di questo ragazzo e il conseguente dolore del padre: la poca fede.
Attenzione però che Gesù non dice che c'è assenza totale di fede, come ha denunciato per la generazione incredula (cioè senza fede) e perversa.
Dice però che ce n'è poca. Al contempo Gesù dice che ne basterebbe veramente poca per spostare un monte. Quindi, da un certo punto di vista, sta dicendo ai discepoli che quella poca che hanno potrebbe già bastare, ma allora perché non basta?
La fede, la fiducia come l'amore, non bastano mai! Sono sempre poche e quel poco dovrebbe bastare, ma il passo tra poco e il nulla è breve per cui occorre costantemente alimentarla.
Occorre costantemente avvicinarsi a lui “in disparte”, per ascoltare la parola che Lui ha da dire al nostro orecchio, affinché noi la lasciamo discendere nel nostro cuore e da lì arrivi fino alle nostre mani concretizzandosi in azioni di amore verso chi incontriamo nella nostra vita. Solo così ostacoleremo ogni perversione, ogni guerra, ogni dolore.
fratel Dario a Cellole