Relatori e sintesi
+ YOUHANNA X
Sua Beatitudine Youhanna X (Yazigi) di Antiochia e di tutto l’Oriente, nato a Latakia (1955), è patriarca Greco-ortodosso di Antiochia dal 2012, quando è stato chiamato a succedere al patriarca Ignazio IV (+ 5 dic. 2012). Prima della sua elezione patriarcale è stato Metropolita d’Europa, a capo dell’arcidiocesi della Chiesa ortodossa di Antiochia in Europa centrale e occidentale, con sede a Parigi. In precedenza era vescovo titolare di Pyrgou (al-Hosn) in Siria, con l’incarico di rettore dell’Istituto di teologia “San Giovanni Damasceno” (Tripoli, Libano), il seminario patriarcale legato all’università di Balamand. Ha conseguito una laurea in ingegneria civile presso l’Università di Tishreen (Latakia) in teologia presso l’università di Balamand (1978), un diploma in musica bizantina presso il Conservatorio di musica bizantina di Salonicco (1981), e un dottorato in teologia con specializzazione in liturgia presso l’università Aristotele di Salonicco (1983). Ha insegnato liturgia a Balamand (1981-2008), ed è stato igumeno del Monastero patriarcale di San Giorgio Al-Humayrah (1993-2005) e del Monastero Nostra Signora di Balamand (2001-2005). Dal 2013 vive in prima persona il dramma della guerra civile che dilania il suo popolo e la sua terra: il suo fratello Paolo, il metropolita greco-ortodosso di Aleppo, è stato rapito insieme a Youhanna Ibrahim, metropolita di Aleppo della chiesa Siro-Ortodossa. Fin dalla sua installazione come patriarca egli si è opposto all’interferenza occidentale nella Guerra civile siriana cercando di promuovere la pacifica coesistenza con i musulmani e con gli altri siriani. Nel suo discorso di intronizzazione patriarcale ha sottolineato la necessità del dialogo basato sul mutuo rispetto. "I musulmani sono nostri compagni nella nazione, e i nostri legami con loro vanno al di là della coesistenza; condividiamo con loro la responsabilità di costruire un [miglior] futuro e di fronteggiare i pericoli". È autore di numerose pubblicazioni, libri e articoli, sulla teologia ortodossa e sulla liturgia.
+ JOB DI TELMESSOS
L’arcivescovo Job di Telmessos (al secolo Ihor Getcha) è nato a Montreal, in Canada (1974) da una famiglia di origine ucraina e ha ricevuto la sua formazione presso il Collège Français (Montreal) e l’University of Manitoba (Winnipeg). Ha studiato teologia al St. Andrew's College (Manitoba) e all’Istituto di teologia ortodossa “S. Serge” di Parigi, dove nel 2003, ha conseguito il dottorato (discusso congiuntamente anche presso l’Institut Catholique), con una tesi su "La riforma liturgica del Metropolita Cipriano di Kiev". È stato ordinato presbitero dall’arcivescovo Gabriel di Comana nel 2003. Il 9 gennaio 2004 è stato elevato al grado di igumeno, e il 18 luglio dello stesso anno a quello di archimandrita. Ha lavorato come lettore e professore di storia della chiesa, liturgia e diritto canonico presso varie istituzioni accademiche incluso l’Istituto S. Serge, di cui è stato decano dal 2005 al 2007, lo Institut Catholique, l’università di Friburgo e, dal 2009, il Centro ortodosso del Patriarcato Ecumenico di Chambésy (Ginevra). Nel novembre 2013 è stato eletto per guidare l’Esarcato patriarcale delle parrocchie ortodosse di tradizione russa in Europa occidentale, ricevendo l’ordinazione episcopale, con il titolo di arcivescovo di Telmessos; il 28 novembre 2015 il Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico lo ha nominato come rappresentante del Patriarcato presso il Consiglio ecumenico delle chiese (WCC) a Ginevra. Ha pubblicato Le Typikon décripté. Manuel de théologie byzantine (Paris, Cerf 2009).
PANTELEIMON MANOUSSAKIS
John Panteleimon Manoussakis è nato ad Atene (Grecia) e si è formato negli Stati Uniti (Ph. D. Boston College). Ha ricevuto il diaconato nel 1995 e l’ordinazione presbiterale nel 2011 con il titolo di archimandrita. È docente onorario alla Facoltà di teologia e filosofia all’Università Cattolica Australiana ed è beneficiario di una borsa di studio della Fondazione Templeton. I suoi interessi di ricerca vertono sulla filosofia della religione (in particolare Heidegger e Marion), sulla filosofia greca antica (specialmente Platone e la tradizione neoplatonica), la patristica e la psicoanalisi. Attualmente è professore associato di filosofia al College of the Holy Cross (Worcester, MA) ed è autore di tre libri: God After Metaphysics: A Theological Aesthetic (Indiana University Press 2007), Theos Philosophoumenos (Ellinika Grammata 2004) e For the Unity of All: Contributions to the Theological Dialogue Between East and West (Eugene, OR: Cascade Books 2015; la traduzione italiana è in corso di stampa -settembre 2016- presso le edizioni Qiqajon della Comunità di Bose). Diverse sono le sue pubblicazioni, i suoi contributi a volumi collettivi e gli articoli in diverse lingue (inglese, greco, russo, serbo e ucraino).
Lo Spirito, fonte e sostegno dell’unica testimonianza cristiana
La relazione analizza il ruolo dello Spirito santo nel condurre e sostenere l’unica testimonianza di fede da parte di tutti i cristiani. Si sottolineerà in particolare la comprensione della martyría come homologhía (confessione); si procederà anche a una lettura ermeneutica di alcuni passi biblici, quali Mt 10,20 e 1Cor 12,3.
EKATERINI TSALAMPOUNI
Ekaterini Tsalampouni è professore associato di Nuovo Testamento presso il dipartimento di Teologia sociale e pastorale della Facoltà di teologia dell’Università Aristotele di Salonicco. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Nuovo Testamento presso la medesima università nel 1999. Successivamente ha lavorato come lettrice assistente presso l’Istituto di teologia ortodossa della Ludwig-Maximillian University di Monaco di Baviera (2006-2009) e come lettrice presso il dipartimento di teologia sociale e pastorale della Facoltà di teologia dell’Università Aristotele di Salonicco. È membro di diverse associazioni, come la Society of Biblical Literature, the European Association of Biblical Studies, la European Society of Women in Theological Research, il Colloquium Oecumenicum Paulinum, e la Società biblica greca. Ha svolto il compito di tesoriere della European Association of Biblical Studies e di vice-presidente della European Society of Women in Theological Research. È anche membro del cmitato scientifico dell’Accademia di Studi teologici di Volos. Alcune delle su pubblicazioni sono: La Macedonia ai tempi del Nuovo Testamento (2000), Interpretazione teologica del Nuovo Testamento (2013), Studi esegetici (2013) e ha anche pubblicato diversi studi esegetici come anche studi sull’emeneutica ecologica e sul retroterra greco-romano del Nuovo Testmaento.
«Beati voi quando vi perseguiteranno per causa mia» (Mt 5,11).
I detti di Gesù sulle persecuzioni
Nella prima parte della relazione saranno presentati i detti di Gesù relativi alla persecuzione e al martirio, soprattutto nei vangeli sinottici. La discussione esegetica cercherà soprattutto di delineare l’antica tradizione cristiana sul martirio che si fonda sui detti del Signore e riflette la situazione sociale delle comunità cristiane che l’hanno conservata. Nella seconda parte saranno analizzate le sue implicazioni teologiche, come anche la sua relazione alla realtà escatologica del regno di Dio. Quindi saranno discusse brevemente la ricezione e l’adattamento di questa tradizione nell’ambito della primitiva teologia cristiana del martirio. Infine verranno delineate alcune conclusioni riguardo al significato teologico di questa tradizione e alla sua rilevanza per il cristianesimo contemporaneo.
GEORGIY ZAKHAROV
Georgij Evgenievič Zacharov è nato nel 1986 a Mosca, dove ha compiuto gli studi presso l’Università ortodossa San Tichon e successivamente l’Istituto di storia dell’Accademia delle scienze russe, addottorandosi con una dissertazione sulla “Chiesa nel sistema sociale della regione balcano-danubiana nel iv e v secolo”. Dal 2007 insegna storia della chiesa e patrologia presso l’Università ortodossa San Tichon. È tra i curatori dell’edizione russa dell’opera omnia di Ambrogio di Milano, e sta studiando in particolare le relazioni tra la Sede di Roma e le Chiese orientali all’epoca delle controversie ariane. Tra le sue numerosissime pubblicazioni, ricordiamo “È necessario infatti che sorgano fazioni tra voi”: la problematica ecclesiologica nella storia delle controversie ariane (in russo), Mosca 2014; Le chiese nell’Illirico all’epoca delle controversie ariane (iv-inizio v secolo) (in russo), Mosca 2012.
“Omnes in Christo unum sumus”.
Martirio e unità della Chiesa in sant’Ambrogio e nei padri latini del IV secolo
Nel contesto del rapido cambiamento dei rapporti tra la chiesa e il potere statale, dopo la conversione di Costantino, e della crisi ariana, che aveva messo in questione la custodia dell’unità cattolica a tutti i livelli della vita ecclesiale, il tema del martirio acquista un particolare significato nel iv secolo. La relazione si focalizza su tre tipi di “narrativa del martirio” nella tradizione latina, in autori come Ambrogio di Milano, Lucifero di Cagliari, Ilario di Poitiers, papa Liberio e papa Damaso, Niceta di Remesiana: 1) l’interpretazione del martirio come testimonianza della fede; 2) l’imitazione dei martiri come forma di ascesi spirituale; 3) il martirio e il rinnovamento dell’idea di Roma. Alla fine del secolo, tale narrativa diviene parte di una concezione più universale e integrale della chiesa cattolica come comunione nelle cose sante e comunione con i santi (communio sanctorum). Questa comunione non è limitata da confini sociali, etnici, geografici o temporali, e mostra l’unità cattolica della chiesa sempre e dappertutto.
ATHANASIOS PAPATHANASSIOU
Athanasios N. Papathanassiou è nato ad Atene nel 1959. Ha conseguito la laurea e il dottorato di ricerca in teologia e la laurea in giurisprudenza. Dopo un percorso professionale nell’ambito legale, ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie come professore di teologia, con un posto fisso presso il Liceo Zefyriou dell’Attica occidentale, Negli anni accademici 2000-2008 ha insegnato saltuariamente presso la Scuola superiore ecclesiastica di Atene e presso l’Accademia superiore ecclesiastica di Atene le lezioni di missiologia, teologia delle religioni e diritto canonico. Dall’anno accademico 2008-2009 insegna presso la Hellenic Open University. È caporedattore della prestigiosa rivista teologica Synaxi, è membro della European Society for Intercultural Theology and Interreligious Studies (ESITIS) e del comitato di redazione della rivista elettronica International Journal of Orthodox Theology. Ha pubblicato studi relativi all’incontro tra il cristianesimo e le culture, all’intervento sociale della chiesa e al dialogo della teologia con le correnti del pensiero contemporaneo.
“Sono il frumento di Dio” (sant’Ignazio di Antiochia).
La dimensione eucaristica e comunionale del martirio
L’eucaristia è un atto della comunità cristiana: un pasto al quale partecipano i membri della comunità e dal quale sono esclusi coloro che ad essa non appartengono. Tuttavia, in sant’Ignazio di Antiochia troviamo una visione che apre l’eucaristia. Il martirio (evento che ha luogo nello spazio pubblico) trasforma il cristiano in un pane eucaristico, che viene offerto nel corso di una “liturgia” celebrata nello spazio aperto della società. Inoltre, una forma di martirio è anche il soffrire con le vittime della storia. La solidarietà si fonda sull’incarnazione di Cristo ed estende i confini della comunità, fissando un criterio etico (la responsabilità verso l’altro) come sua caratteristica basilare.
+ JERONIM DI JEGAR
Il vescovo Jeronim (Močević) di Jegar è nato a Sarajevo nel 1969. Nel 1990 ha ricevuto la tonsura monastica nel monastero dei Santi Arcangeli di Kovilj. Ordinato ierodiacono nel 1991, ha trascorso un lungo periodo presso il monastero di Grigoriou sul Monte Athos. Nel 2002 ha completato gli studi di teologia presso la Facoltà teologica ortodossa di Belgrado. Nel 2003 è stato ordinato presbitero, e nel 2005 ha conseguito il dottorato presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma, specializzandosi in liturgia.
Parla correntemente greco, italiano, francese, russo, tedesco e inglese.
La sessione ordinaria del Santo Sinodo dei vescovi della Chiesa ortodossa serba, il 14 maggio 2014 lo ha eletto vescovo Jegar, vicario della diocesi di Bačka, presieduta dal Vescovo Irinej. Padre Jeronim è stato consacrato vescovo nella Cattedrale di San Giorgio a Novi Sad il 28 settembre 2014 da Sua Santità il Patriarca serbo Irinej e da diversi altri vescovi serbi.
ANDREW LOUTH
Andrew Louth è dal 2003 un presbitero della Diocesi di Sourozh, appartenente al Patriarcato di Mosca, e svolge il ministero parrocchiale a Durham. Ha ricevuto la sua formazione nelle università di Cambridge ed Edimburgo dove ha studiato matematica e teologia preparando una tesi su Karl Barth. Dopo la laurea ha insegnato Teologia Cristiana antica e Patristica presso l’università di Oxford e Storia dell’Alto Medioevo e Bizantina presso il Goldsmiths College dell’università di Londra. Dal 1996 ha insegnato Patristica e Studi bizantini presso la Durham University; attualmente è professore emerito. Ha tenuto corsi di Storia e Teologia della Chiesa, un modulo concernente l’impatto dell’emergere dell’Islam sul mondo cristiano nel Mediterraneo orientale e un modulo relativo alla comprensione di ciò che significa essere uomini nella primitiva teologia cristiana. I suoi interessi di ricerca si concentrano soprattutto sulla storia della teologia nella tradizione greca, specialmente nel periodo bizantino. Ma è anche interessato ai periodi successivi, compreso quello moderno, cioè il diciannovesimo secolo e oltre, dove la sua ricerca comprende la teologia russa e rumena. Un’altra sua area di interesse è la tradizione mistica cristiana. I suoi libri comprendono: Origins of the Christian Mystical Tradition: from Plato to Denys, Discerning the mystery: an essay on the nature of theology, libri su Dionigi l’Areopagita, Massimo il Confessore, e Giovanni Damasceno, e sulla tradizione della spiritualità del deserto nella tradizione cristiana sia orientale che occidentale (The Wilderness of God), Greek East and Latin West: the Church AD 681-1071; Modern Orthodox Thinkers. From Phikokalia to the present (2015). È anche editore della rivista Sobornost, periodico della Fellowship of St Alban and St Sergius, e insieme al prof. Gillian Clark della Bristol University, dirige la prestigiosa collana Oxford Early Christian Studies.
Ricerca della comunione e testimonianza della verità: Massimo il Confessore e papa Martino I
La relazione ricostruisce la vicenda del monaco greco Massimo detto il Confessore e di papa Martino che, restando fedeli ai concili ecumenici, confessarono coraggiosamente la fede a metà del VII secolo opponendosi al monoergismo e al monotelismo, dottrine con cui l’impero, sotto l’incalzare degli avvenimenti politici (invasione e sottomissione delle province orientali da parte dei musulmani) cercava di unificare la cristianità riassorbendo le divisioni provocate dal concilio di Calcedonia (451). Il caso in questione pone un interrogativo: come può esservi conflitto tra le esigenze della comunione e quelle della verità? In realtà la vicenda dei due santi mostra come la ricerca della comunione e la testimonianza della verità appaiono in conflitto se la ricerca della comunione serve altri interessi rispetto a quelli della fede della chiesa: in tali casi il martirio e la confessione di fede, di cui i due santi hanno dato prova, è l’unico modo per custodire e mantenere viva l’autentica comunione nella verità con la chiesa universale.
KIRILL KALEDA
L’arciprete Kirill Kaleda, nato nel 1958, è rettore della chiesa dei Santi Nuovi Martiri e Confessori russi al poligono di Butovo, il principale luogo di fucilazioni di massa nella regione di Mosca e seppellimento delle vittime del terrore della metà del xx secolo. Padre Kirill si occupa dello studio dei nuovi martiri della Chiesa ortodossa russa e di assicurare il ricordo delle vittime del potere ateista negli anni sovietici.
I martiri della Chiesa ortodossa russa nel XX secolo.
Il Poligono di Butovo
La relazione stabilisce un parallelo tra le persecuzioni della chiesa all’epoca degli antichi martiri e quelle nel xx secolo in Russia. In particolare saranno presi in esame gli anni del “Grande terrore” (1937-1938) e la storia del Golgota russo, il poligono di tiro di Butovo; la composizione e il numero delle vittime a causa della fede in Cristo; la scoperta del poligono negli anni ’90 e la costruzione del memoriale ecclesiastico e civile. Butovo sono le Tre Fontane russe.
+ JOHN STROYAN DI WARWICK

Il vescovo John fu introdotto per la prima volta alle ricchezze dell’ortodossia nel 1982, quando studiava all’Istituto Ecumenico di Bossey, dove, sotto la lente dell’icona dell’Ospitalità di Rublev, la Santa Trinità, studiò la nozione di perichoresis nella tradizione ortodossa sotto la guida qui quello che è ora il Patriarca di Romania, Daniel. Da allora, ha scritto contributi sull’Esichia nella tradizione ortodossa e sulla Teologia dell’iconografia. Negli ultimi 25 anni, è stato un amico e un visitatore regolare del Santo monastero di san Giovanni Battista a Essex ed è stato molto arricchito dalle vite e gli scritti di san Silvano dell’Athos e del suo discepolo fr. Sofronio, fondatore del monastero. Ha visitato molteplici monasteri sulla Santa montagna, come Vatopedi, Karakalou e quello di san Paolo, oltre alla skite Prodromou. I suoi studi sulla Preghiera di Gesù l’hanno condotto anche ai santi monasteri della Moldavia e al lavoro di divulgazione della Preghiera di Gesù condotto da Paisius Velichkovski nel XVIII secolo.
Dal 2006 è stato membro della Commissione Teologica Internazionale di dialogo anglo-ortodosso. In questo contesto, ha contribuito ai documenti su Conversione e santità e su Sacrificio, salvezza e comunità, fino alla pubblicazione del recente rapporto della Commissione A immagine e somiglianza di Dio: un’antropologia piena di speranza. In qualità di membro della commissione, è stato molto arricchito dall’aver conosciuto personalmente la Chiesa ortodossa a Creta, in Albania e in Serbia. Ha passato del tempo anche in Russia, dove ha visitato il Patriarcato e dei monasteri russi.
Ha visitato regolarmente la Terra santa, instaurando relazioni con le Chiese orientali e ortodosse laggiù. Nel 2007 ha visitato la Siria come rappresentante dell’Arcivescovo di Canterbury, passando del tempo a Damasco, Aleppo e Hasakeh, incontrandovi leader cristiani e di altre fedi.
Martirio e comunione nel XX secolo dalla prospettiva della chiesa d’Inghilterra
In questa relazione l’autore, riferendosi a parole e vicende di martiri e testimoni del XX secolo, senza limiti di nazionalità o confessione (ortodossi, cattolici, anglicani e protestanti), fa emergere tre dimensioni caratteristiche del martirio cristiano dalla prospettiva del tema “martirio e comunione”. La prima è il martirio come necessariamente derivante dalla comunione con Dio in Cristo: il martire è uno nel quale vive Cristo. La seconda, il martirio come manifestazione di appartenenza al Corpo di Cristo, un corpo che comprende e trascende ogni identità etnica e culturale: quando uno soffre, tutti soffrono. La terza, il martirio cristiano come una manifestazione dell’amore di Dio per tutti; e questo include coloro che si trovano fuori della chiesa visibile e perfino (e forse in maniera speciale) i nemici. Il martirio cristiano rivela l’amore di Dio per tutti, un amore che supera ogni umana frontiera, oltrepassando tutte le appartenenze nazionalistiche e tribali: ogni essere umano è creato a immagine di Dio, ogni essere umano è “un fratello o una sorella in umanità”, ogni fratello o sorella è qualcuno per cui Cristo è morto.
LIDYA GOLOVKOVA
Lidya Golovkova, grafico per formazione, ha lavorato come artista fino all’inizio degli anni ’90. Dal 1994 insegna presso il Dipartimento di storia contemporanea della Chiesa ortodossa russa presso l’Università ortodossa San Tichon di Mosca. Il suo campo di ricerca comprende i martiri e i confessori della Chiesa ortodossa russa del xx secolo, la repressione e gli organi repressivi, la storia delle prigioni e dei lager in Urss. Ha condotto in particolare ricerche sugli incartamenti processuali a carico dei condannati per motivi religiosi, e sui luoghi di fucilazioni di massa (il poligono di Butovo, la “Kommunarka” e altri). È stata tra le curatrici dei volumi pubblicati dall’Università San Tichon: L’istruttoria del patriarca Tichon; il dizionario enciclopedico Coloro che hanno sofferto per Cristo; Santi nuovi martiri e confessori in Kazachstan. È stata insignita dell’Ordine della santa principessa Olga pari agli apostoli di III grado e della medaglia del santo e pio principe Daniil di Mosca.
La testimonianza di amore e misericordia della granduchessa Elisabetta Fedorovna
La relazione prende in esame la figura umana e spirituale della granduchessa Elisabetta Fedorovna (nata Elisabeth Alexandra Luise Alice di Assia-Darmstadt nel 1864). Sposa del gran principe Sergej Aleksandrovič Romanov, dopo la morte del marito in un attentato, decide di abbracciare la vita religiosa e fonda la comunità monastica di Marta e Maria, in cui le monache univano la cura della vita spirituale a una diaconia ai bisognosi, in particolare i malati. Dopo la rivoluzione, Elisabetta fu arrestata e giustiziata con la monaca Barbara il 18 luglio 1918, nella regione di Perm’. Nel 1992 il concilio dei vescovi della Chiesa ortodossa russa la incluse nel novero dei neomartiri e confessori russi.
KONSTANTIN SIGOV
Konstantin Sigov (Kiev 1962) insegna storia delle idee teologiche e filosofiche all’Università statale “Accademia Moghiliana” di Kiev, e dirige il Centro di ricerche umanistiche europee. Nel 1992 ha fondato l’Associazione culturale e editoriale “Lo Spirito e la Lettera” (Duch i Litera), di cui è tuttora direttore. I progetti editoriali sono stati il fondamento di una rete di contatti con le più importanti scuole di pensiero europee. Nell’ambito di questi progetti sono stati invitati a Kiev studiosi e filosofi quali Paul Ricœur, Reinhard Kozellek, Arvo Pärt, Kallistos Ware, Georges Nivat e altri. Presso le edizioni da lui dirette, Konstantin Sigov ha in particolare curato la traduzione delle opere del Patriarca Bartolomeos I, del cardinal Walter Kasper, dell’arcivescovo Rowan Williams, di p. Enzo Bianchi, di p. Michel van Parys, e dei fondamentali documenti del dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi. Dal 2000 a oggi organizza annualmente il forum ecumenico internazionale delle “Letture della Dormizione” (Uspenskie Čtenija), di cui cura l’edizione degli Atti. La sua bibliografia conta oltre cinquanta titoli di studi di carattere filosofico e teologico e di storia della cultura, pubblicati in Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Svizzera e Svezia (cf. https://ukma-kiev.academia.edu/CONSTANTINSIGOV) Ha tenuto lezioni alla Sorbona, alle Università di Oxford, Stanford, Roma, Ginevra, Lovanio e altre. Il Ministero dell’Istruzione francese gli ha conferito il titolo di Chevalier dans l’Ordre des Palmes Academiques.
Una comunità nella persecuzione: Padre Aleksandr Glagolev (1872-1937)
La vita dei testimoni e il cammino dei martiri sono i criteri di una rivisitazione critica delle opinioni sul martirologio del xx secolo. L’autocoscienza di un’intera schiera di anonimi testimoni della verità è espressa con lucidità nelle parole dell’ultimo rettore dell’Accademia teologica di Kiev, perito durante gli interrogatori nel 1937, il prete Aleksandr Glagolev: “Allora soltanto le sofferenze del cristiano saranno a somiglianza delle sofferenze di Cristo e salvifiche per chi soffre, quando questi nella sofferenza saprà conservare la vera fede, e un amore saldo per il Padre celeste … e se saprà mantenere l’amore fraterno verso il prossimo, senza escludere i suoi nemici”.
Attraverso la ricostruzione della vita e l’opera del neomartire Aleksandr Glagolev e di suo figlio, il santo giusto padre Aleskej Glagolev († 1972), e della comunità cristiana raccolta attorno a loro, la relazione si propone di approfondire la comprensione che gli stessi martiri avevano del proprio cammino come itinerario di amore e comunione. “La cosa più importante nel martirio non è il sangue, ma l’amore immutato e immutabile” (metropolita Anthony Bloom). Senza l’amore, la testimonianza alla verità viene meno. Il criterio della verità è la “legge dell’amore”.
TAMARA GRDZELIDZE
Tamara Grdzelidze ha studiato presso la Tbilisi University (Georgia), il St Vladimir’s Theological Seminary (USA), e la Oxford University (UK). In Georgia ha svolto lavoro di ricerca sull’agiografia Georgiana presso l’Istituto Shota Rustaveli di Letteratura Georgiana, e ha insegnato lingua e letteratura georgiana nelle scuole. Dal gennaio 2001 al dicembre 2013, ha lavorato come membro della commissione Fede e Costituzione (Faith and Order) del Consiglio ecumenico delle chiese (WCC) presso Ginevra, organismo che coordina il dialogo tra i leader cristiani in materia di teologia, dottrina e natura della chiesa. Descrive la sua esperienza di dialogo ecumenico e interculturale durante il suo lavoro presso il WCC come una vera “una scuola di relazioni internazionali”. Nel 2014 è stata nominata ambasciatore di Georgia presso la Santa Sede, incarico che tuttora svolge. Tra i doni da lei presentati a papa Francesco c’era una copia del libro A Cloud of Witnesses: Opportunities for Ecumenical Commemoration (WCC 2009), da lei pubblicato in collaborazione con fr. Guido Dotti, membro della Comunità monastic di Bose. Ha pubblicato molti titoli sull’agiografia Georgiana, sulla chiesa Georgiana, sull’ortodossia e le sfide contemporanee, sull’ecclesiologia, l’ermeneutica, e il dialogo inter-confessionale. Tra la sue pubblicazioni: The limits of the Church: Essays from Orthodox Theologians on Ecumenism, a cura di Tamara Grdzelidze, Tbilisi 2000; Georgian Monks on Mount Athos: Two Eleventh Century Lives on the Hegoumenoi of Iviron (2009); Reading the Gospels with the Early Church: A Guide, a cura di Tamara Grdzelidze Geneva 2013.
Martirologio nel XX secolo. La Chiesa ortodossa di Georgia
La relazione ricostruisce la vicenda dei martiri georgiani (soprattutto membri del clero, ma anche laici) che hanno dato testimonianza in difesa della giustizia e dei diritti della chiesa durante il primo periodo del regime sovietico in Georgia (stabilito nel 1921). La loro recente canonizzazione e il loro riconoscimento come martiri da parte della Chiesa ortodossa di Georgia (nonostante essi non rientrino nella categoria del “martirio classico” in odium fidei) costituisce un evento importante. L’autrice è convinta che l’atto di fare memoria possa essere fonte di riconciliazione e che la storia possa cambiare solo con la volontà di stabilire nuove relazioni con il passato, con la disponibilità a ricordare non per il semplice scopo di ricordare, ma per fare la pace. I nuovi martiri georgiani hanno reso testimonianza a Cristo fino alla morte opponendosi all’ingiustizia del sistema politico esistente. Nell’atto della loro canonizzazione da parte della Chiesa ortodossa di Georgia si può riconoscere un buon equilibrio tra interessi nazionali e lotta contro l’ingiustizia e la dignità umana, un modo per risanare le ferite del Corpo di Cristo.
BOGDAN TĂTARU-CAZABAN
Bogdan Tataru-Cazaban è dal 2010 ambasciatore di Romania presso la Santa Sede. Ha ottenuto un dottorato di ricerca in storia della filosofia patristica e medievale (Università di Bucarest) ed è membro fondatore dell’Istituto per la storia delle religioni dell’Accademia Romena. È stato docente invitato presso la Facoltà di Teologia Ortodossa di Bucarest. Ha svolto attività scientifiche e di editoria nell’ambito della Storia del cristianesimo, dei Studi tomisti, della Fenomenologia francese, della Teologia politica e sociale etc. È autore di diversi libri di filosofia e teologia. Ha tradotto in romeno Sant’Agostino, Boezio, Ugo di San Vittore, Niccolò Cusano, R. Klibansky, E. Panofsky e Emmanuel Lévinas.
La persecuzione a causa di Cristo come vincolo di comunione.
Il monaco Nicolae Steinhardt e il suo Diario della felicità
Steinhardt ha incarnato la nobiltà dello spirito in un mondo che sembrava inginocchiato per sempre; la fiducia nell’umanità in un mondo sfigurato dall’odio e dal risentimento; era un cavaliere dell’assoluto in una società minata da tradimenti e duplicità. Grande lettore di Proust, Tocqueville, Chesterton, S. Weil, Valéry, Bernanos, ha introdotto nel cuore del modo di vivere la fede ortodossa, con i suoi ritmi immutati, una provocatoria freschezza, un nuovo stile, un’ autenticità profondamente moderna. Convertito nelle prigioni communiste e diventato monaco nel nord della Transilvania, Steinhardt illustra uno dei volti dell’ortodossia romena del XX secolo, accanto a Stăniloae, il grande teologo neopatristico, e a Scrima, il teologo del dialogo ecumenico. Non a caso il Santo Giovanni Paolo II lo ha evocato durante la sua storica visita a Bucarest: „Dei numerosi testimoni di Cristo desidero ricordare il monaco di Rohia, Nicu Steinhardt, eccezionale figura di credente e uomo di cultura che ha percepito in modo singolare l’immensa richezza del tesoro comune delle Chiese cristiane”.
DANIELA KALKANDJIEVA
Daniela Kalkandjieva, dopo gli studi alla facoltà di storia all’Università St Kliment Ohridiski a Sofia, ha conseguito un PhD in storia presso la Central European University in Ungheria con una tesi sugli aspetti ecclesiastico-politici dell’attività del patriarcato di Mosca. Oltre che di storia della chiesa in Russia, nel corso delle sue ricerche si è occupata della chiesa bulgara interessandosi in particolare del rapporto tra religione e sfera pubblica, di dialogo interconfessionale, dell’impatto dell’ortodossia sul processo di integrazione in Europa. Tra le sue molte pubblicazioni ricordiamo The Russian Orthodox Church, 1917-1948 From Decline to Resurrection, London 2015 e lo studio sulla chiesa ortodossa bulgara negli anni 1944-1953 (Balgarskata pravoslavna tsarkva i darzhavata, 1944-1953, Sofia 1997).
Martiri e confessori nella Chiesa ortodossa bulgara sotto il regime comunista
La caduta del comunismo in Bulgaria nel 1989 ha rotto il silenzio sulla persecuzione del clero ortodosso durante il governo dell’ateismo militante. Ventisette anni più tardi la loro canonizzazione è ancora una questione aperta. Nessuno di essi è stato riconosciuto canonicamente martire o confessore e nel calendario ecclesiastico non è prevista una commemorazione di quei servi di Dio che hanno testimoniato la loro fede fino al martirio. Nel frattempo gli archivi del partito comunista bulgaro e dei suoi servizi segreti sono stati resi pubblici. Il loro studio ha gettato nuova luce sul destino di centinaia di chierici ortodossi che sono rimasti saldi nella loro fede nonostante l’asprezza della persecuzione e le torture disumane. La presente relazione esaminerà le vicende di vescovi, preti e monaci della chiesa ortodossa bulgara, che ci offrono motivi fondati per essere considerati martiri e confessori. Allo stesso tempo vogliamo porre la seguente domanda: se “il sangue dei martiri è seme di cristiani” (Tertulliano), perché la chiesa ortodossa bulgara rinvia la canonizzazione di quei cristiani il cui martirio può contribuire alla rivitalizzazione del cristianesimo nella società bulgara post-ateistica? Non è facile rispondere a questa domanda. La persecuzione non è stata garanzia di santità nei primi secoli del cristianesimo e non lo è neppure sotto il comunismo. Nel caso bulgaro, comunque, questo rapporto è stato ulteriormente complicato dalla specifica politica antireligiosa adottata dai comunisti all’epoca della loro conquista del potere il 9 settembre 1944. Essi non hanno seguito il modello dei bolscevichi che attaccarono apertamente la religione, adottando una strategia più sofisticata. Non hanno previsto una distruzione immediata della chiesa nazionale ortodossa, ma la sua trasformazione in istituzione pseudo-religiosa. Inoltre, i nuovi governanti comunisti hanno usato abilmente lo stato di guerra per sbarazzarsi dei chierici più zelanti e influenti con il pretesto di combattere il fascismo. Queste e altre particolarità della persecuzione dei monaci e del clero uxorato in Bulgaria non consentono di seguire rigidamente l’esperienza russa nella canonizzazione degli uomini di chiesa ortodossi assassinati dai bolscevichi negli anni ’20 e ’30 del xx secolo. Ciò non significa che non vi siano stati martiri e confessori ortodossi bulgari, ma invita a un approccio diverso, in grado di aggirare il discorso comunista che continua a distorcere la verità riguardo ai chierici ortodossi presentandoli come “fascisti”, “nemici del popolo” o semplicemente come criminali.
SHAHE ANANYAN
Shahe Ananyan è nato nel 1982 a Nor Achin (regione di Kotayk, Armenia). Ha studiato presso l’Accademia teologica di Vaskenyan e presso il Seminario teologico Gevorkyan, della Santa Sede Madre di Etchmiadzin, difendendo nel 2005 la tesi: “Frasi indirette nei quattro vangeli: versione antico-armena e testo greco”. Nel 2004 è stato ordinato diacono e nell’anno successivo presbitero-celibe. Dal luglio 2005 ha svolto mansioni di segretario personale di S. S. KAREKIN II, Patriarca Supremo e Katholikos di tutti gli Armeni. Nel 2006-2010 ha studiato presso l’Institut Catholique di Parigi e presso l’ELCOA (Ecole des langues et des civilizations de l’Orient) della Sorbona di Parigi, difendendo con successo la tesi di licenza: “Libro dei Proverbi, cap. 8: Un saggio di lettura canonico-teologica nella tradizione armena”. Nel 2012 ha difeso la tesi “Sapienza e Bibbia. Interpretazione e teologia del Libro dei Proverbi (capp. 1-9)”, ricevendo il grado di archimandrita e nel 2013 è stato nominato capo e direttore del Dipartimento editoriale della Santa Sede, e nel 2015 direttore del Dipartimento per le relazioni inter-ecclesiali. Dal 2009 insegna Teologia dell’Antico Testamento presso il Seminario teologico Gevorkyan, e dal 2012 presso la Yerevan State Linguistic University come professore di studi religiosi. Nel periodo 2013-2016 ha studiato presso la Yerevan State University (Facoltà di psicologia) conseguendo la tesi di dottorato: “L’influenza dell’ermeneutica giudeo-ellenistica sulla formazione e lo sviluppo dell’antica filosofia religiosa cristiana”. Nel 2016, dopo aver discusso la tesi “I fondamenti teorici della primitiva letteratura esegetica cristiana (I-III secc.): analisi storico-teologica delle fonti principali”, ha raggiunto il grado di Supremo Archimandrita (Tsayragouyn Vardapet).
I santi martiri del genocidio e del regime sovietico nell’Armenia del XX secolo
La relazione presenta due figure emblematiche della chiesa apostolica armena del XX secolo: il Vardapet Komitas Soghomonyan (1869-1935), fondatore della scuola musicale armena e “martire vivente” sopravvissuto al grande Genocidio armeno (1915-1923), e il Catholicos Khoren I Muradbekian (1932-1938), capo della chiesa armena assassinato per mano degli agenti della polizia segreta del regime sovietico. Entrambe queste figure sono diventate simboli e immagini collettive della sofferenza dell’intero popolo armeno, in grado di rappresentare e realizzare attraverso la loro vita personale (il primo anche attraverso la sua importante opera in ambito musicale) la comunione tra le generazioni e all’interno della coscienza cristiana degli armeni. L’autore è convinto che la recente proclamazione ufficiale della santità dei nuovi martiri del Genocidio armeno abbia cambiato e continui a cambiare il concetto di martirio e di testimonianza cristiana all’interno della coscienza cristiana armena. Tale cambiamento rende necessario riconoscere ufficialmente il martirio di moltissimi cristiani dimenticati che hanno dato la loro propria per Cristo dopo o anche prima del Genocidio armeno (ad esempio durante il periodo sovietico). Anche in questo senso i martiri continuano a essere testimoni di comunione, un legame spirituale che permette alla chiesa di riappropriarsi del suo passato.
+ KURT KOCH
Kurt Koch, vescovo di Basilea dal 1995, impegnato da sempre nel dialogo ecumenico, nel 2010 è stato nominato presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Dal 1985 fino alla nomina episcopale ha insegnato nelle facoltà teologiche di Friburgo, Lucerna e di Zurigo. È autore di numerosissime pubblicazioni. Ricordiamo, in particolare, sul tema dell’ecumenismo, Dass alle eins seien. Ökumenischen Perspektiven, Augsburg 2006 (traduzione italiana: Il cammino ecumenico, Magnano 2012).
Testimonianza comune, speranza di unità
Papa Giovanni Paolo II ha attribuito un peso particolare alla dimensione martirologica dell’ecumenismo. Quando, nell’anno santo 2000, ha commemorato al Colosseo, luogo in cui i cristiani hanno versato il proprio sangue per rendere testimonianza alla loro fede, l’ecumenismo degli innumerevoli martiri del xx secolo appartenenti a tutte le chiese cristiane, ha espresso la sua profondissima convinzione ecumenica: mentre noi cristiani e chiese su questa terra siamo ancora in una comunione imperfetta l’uno con l’altro e l’uno verso l’altro, i martiri, nello splendore celeste,vivono fin d’ora una comunione piena e perfetta. I martiri sono un segno che ci ricorda come ogni divisione può essere superata nella testimonianza della propria fede in Gesù Cristo fino al dono della propria vita.
ARISTOTLE PAPANIKOLAOU
Aristotle Papanikolaou è nato e cresciuto e Chicago, Illinois. È co-fondatore e Senior Fellow al Fordham’s Orthodox Christian Studies Center e al Center for the Study of Law and Religion presso l’Università di Emory. Nel 2012, ha ricevuto il premio di eccellenza per l’insegnamento universitario in discipline umanistiche. È appassionato di letteratura russa e di musica bizantina . Le sue aree di conoscenza comprendono la teologia ortodossa orientale, la teologia trinitaria, e la religione nella vita pubblica. Al momento sta elaborando uno studio sulla relazione tra antropologia teologica, violenza e virtù etiche.
La sua ricerca esplora in particolare la rilevanza del dire la verità (confessione) per comprendere cosa significhi essere umani. La ricerca è parte di un progetto interdisciplinare e si concentra sull’effetto affettivo del dire la verità, cioè sull’impatto del dire la verità sull’ambito delle emozioni e dei desideri umani, e su come questo impatto sia condizionato dalla presenza o meno di particolari uditori. Ha ricevuto il premio Sabbatical Grant for Researchers dal Louisville Institute per il suo progetto The Ascetics of War (L’ascetica della guerra), che esplora la rilevanza della nozione ortodossa orientale di virtù e il ruolo del dire la verità per eliminare gli effetti affettivi della guerra sulla persona umana. Dalla prospettiva della antropologia teologica, è interessato alla questione di come il dire la verità possa illuminare la comprensione dell’identità, del peccato, della virtù, della comunicazione della grazia, una comprensione relazionale dell’individuo e la nozione ortodosssa di theosis (divinizzazione). Tra le sue pubblicazioni: The Mystical as Political: Democracy and Non-Radical Orthodoxy, Notre Dame, Indiana 2012; Being with God: Trinity, Apophaticism, and Divine-Human Communion, Notre Dame, Indiana 2006; “The Ascetics of War: The Undoing and Redoing of Virtue,” in Orthodox Perspectives on War, ed. Perry Hamalis, Notre Dame Press, forthcoming; “Modes of Godly Being: Reflections on the Virtues in Eastern Orthodox Christianity”, eds. Aristotle Papanikolaou and Perry Hamalis, in Studies in Christian Ethics 26:3 (August 2013); Orthodox Constructions of the West, eds. George Demacopoulos and Aristotle Papanikolaou (New York: Fordham University Press, 2013); Orthodox Readings of Augustine, eds. George Demacopoulos and Aristotle Papanikolaou (St. Vladimir’s Seminary Press, 2008); Thinking through Faith: New Perspectives from Orthodox Christian Scholars, eds. Aristotle Papanikolaou and Elizabeth Prodromou (St. Vladimir’s Seminary Press, 2008);“Learning How to Love: St. Maximus on Virtue”, in Knowing the Purpose of Creation Through the Resurrection: Proceedings of the Symposium on St. Maximus the Confessor, ed. Bishop Maxim Vasiljević (Alhambra, CA: Sebastian Press & The Faculty of Orthodox Theology – University of Belgrade, 2013): 239-250.
Dire la verità come martirio in vista della comunione
Quali sono gli elementi costitutivi del martirio cristiano che lo rendono distinguibile dal suicidio o da altre forme di morte volontaria? Il martirio è un evento di comunione costituito da una particolare forma di interrelazione tra la morte, l’altro e il dire la verità. Ciò che costituisce la morte come martirio non è la morte come tale, affrontata per fede nella resurrezione, ma una morte che è conseguenza di un dire la verità e che realizza una comunione. L’autore illumina quindi la fenomenologia del martirio a partire dalla fenomenologia dell’atto di dire la verità. L’atto di dire la verità, accolto da qualcun altro nella verità e nell’amore, diventa un evento di libertà; esso è una forma di martirio e rende possibile la comunione, perché rompe la maschera che impedisce la comunione con l’altro. L’autore si chiede se il martirio-come-dire-la-verità in vista della comunione possa avere implicazioni politiche. Egli è convinto che nelle società delle democrazie liberali, nonostante le grandi differenze e le apparenti inconciliabilità rispetto alla forma di comunione vissuta all’interno della chiesa, la capacità di dire la verità renda possibile un’autentica “politica del martirio”, e ne scorge il segno nella manifestazione visibile di forme di comunione politica e di forme di relazionalità che intersecano le profonde e irriducibili differenze che rendono gli esseri umani unici. Nelle osservazioni conclusive l’autore suggerisce che il dono dei martiri all’umanità consiste nel testimoniare che non ci può essere comunione senza martirio, senza una morte (spirituale o fisica) che sia il risultato di una verità detta all’altro. È solo nel martirio che l’amore vince la paura.
LUIGI D’AYALA VALVA
Luigi d’Ayala Valva (1976, Livorno) è membro della Comunità monastica di Bose. Dopo studi di storia e letteratura greca antica, è entrato nel Monastero di Bose nel 2001, dove svolge attività di ricerca e di traduzione nell’ambito della patristica e dell’agiografia monastica antica, con particolare riferimento all’ambito bizantino. Visita spesso la Grecia e intrattiene rapporti con le comunità monastiche del Monte Athos. Nella comunità è incaricato della formazione dei novizi e collabora con la redazione delle Edizioni Qiqajon e alla newsletter ecumenica per l’ambito ortodosso. È membro del comitato scientifico del Convegno ecumenico di spiritualità ortodossa, organizzato ogni anno a Bose dal 1992, e dell’A.I.E.P. (Association Internationale Etudes Patristiques). Tra le sue pubblicazioni, la traduzione italiana con commento di alcuni dei principali testi della spiritualità monastica bizantina: la Scala di Giovanni Climaco, le Piccole catechesi di Teodoro Studita, i Detti dei padri del deserto (Serie sistematica). Al momento sta per pubblicare la Vita di S. Atanasio l’Athonita.