“Siano uno!”

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23 maggio 2026

Al termine del grande discorso pronunciato durante l’ultimo pasto con i suoi discepoli, Gesù si rivolge al Padre per affidargli i suoi discepoli e quelli che crederanno in lui mediante la loro parola. Qui dunque Gesù prega per noi, come alla fine dell’evangelo penserà ancora a noi, lettori dell’evangelo ma soprattutto credenti in lui, per proclamarci beati: “Beati quelli che, senza aver visto, hanno creduto” (Gv 20,29).

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“Glorificami … e io vengo a te”

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22 maggio 2026

Il vangelo di oggi ci tramanda parte di un’intensa preghiera pronunciata da Gesù poche ore prima del suo arresto. Egli si rivolge al Padre dicendo “È venuta l’ora” (v. 1), e intesse con lui un dialogo intimo, fatto di richieste (“glorificami”, v. 5), della narrazione di ciò che è stato compiuto di comune accordo (“Ho manifestato il tuo nome alle persone”, v. 6, “Le parole che hai dato a me io le ho date a loro”, v. 8), di un breve resoconto di come i discepoli hanno accolto il messaggio e accolto Gesù stesso (“Essi hanno osservato la tua parola”, “Sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te”, “Sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato”, vv. 6-8).

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Solitudine e comunione

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21 maggio 2026

“Ecco viene l’ora – dice Gesù – ed è venuta, che sarete dispersi, ciascuno per le proprie cose, e mi lascerete solo. Eppure non sono solo, poiché il Padre è con me” (v. 32). Gesù è solo, è solo nella sua passione, ma forse solo anche di fronte ai discepoli, solo con il suo mistero.

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Una tristezza che si muta in gioia

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20 maggio 2026

I discepoli non capiscono. Gesù parla di una sua partenza e di un suo ritorno. Tra un po’ non lo vedranno e più tardi lo vedranno ancora. Ora provano dolore, ma poi questo dolore, a detta di Gesù, si trasformerà in gioia. Mai come in questi brani ai discepoli e dunque a noi è richiesta molta fede. Fede fondata su una grande dose di speranza. 

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Un comandamento nuovo per una vita nuova

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18 maggio 2026

Il brano evangelico odierno fa parte del secondo discorso di addio di Gesù ai suoi discepoli prima della sua Pasqua. Gesù lo introduce con l’immagine della vite e dei tralci, attraversati dalla stessa linfa che garantisce la fecondità della pianta. L’agricoltore è Dio Padre, che l’ha piantata e la custodisce amorosamente (cf. Is 5,1-7). 

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Rimanere nell’amore

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16 maggio 2026

Il brano comincia utilizzando la similitudine della vite. La vite con il suo frutto, il vino, ha un'importanza fondamentale all'interno della Bibbia che conserva ancora ai giorni nostri. Basti pensare che il vino viene utilizzato in tutti i nostri pasti di festa e in tutte le celebrazioni eucaristiche. Il vino è simbolo dell’amore. Vino e amore, infatti, scaldano il cuore e rallegrano la vita di ogni persona.
Gesù ci sta fornendo questa similitudine per spiegarci il rapporto che lui vuole avere con ciascuno di noi. Questo rapporto è simile al rapporto che lui ha con il Padre suo.

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