Chiedergli semplicemente di essere Padre
2 marzo 2026
Come un quadro in una cornice, così la preghiera del Padre nostro che il Cristo insegna ai suoi discepoli risulta incastonata fra due versetti che la precedono e altrettanti che la seguono.
Come un quadro in una cornice, così la preghiera del Padre nostro che il Cristo insegna ai suoi discepoli risulta incastonata fra due versetti che la precedono e altrettanti che la seguono.
Ci fa bene ascoltare questa pagina evangelica in questo inizio del tempo quaresimale, tempo in cui rischiamo di vivere ogni tentativo di “custodire la propria vita in tutta purezza, cancellando in tali giorni santi anche tutte le negligenze commesse negli altri tempi” (Regola di Benedetto 49,3-4) come un puro esercizio di volontà.
La parte centrale del vangelo che la liturgia ci fa meditare oggi, deve aver avuto un ruolo importante all’interno della redazione del testo dell’evangelista Matteo, tant’è vero che viene riproposta con delle varianti al capitolo 18.
Nel linguaggio attuale la parola “scandalo” è legata al turbamento della morale pubblica, ma la storia di questo termine utilizzato da Gesù è più complessa.
“Vi dico che se non abbonderà la vostra giustizia più degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20). Giustizia come nostro consenso all’agire di Dio, alla sua volontà; ricerca di conformarci al suo progetto di amore per ogni creatura. Giustizia che viene dalla fede non da un nostro volontarismo morale.
Il brano segue immediatamente quello delle Beatitudini in uno stretto collegamento che li rende criterio di lettura l’uno dell’altro. L’insieme ci consegna una riflessione fondamentale: siamo chiamati alle beatitudini attraverso situazioni esistenziali “fragili”, in un decentramento dai noi stessi che è lotta, sforzo ma soprattutto garanzia: tutto avviene a causa di Gesù e a gloria del Padre (5,11.17), non solo come motivazione dell’agire del discepolo, ma grazie al sostegno del Signore stesso.
Dopo i primi giorni della quaresima che ci hanno introdotti in questo tempo austero segnato dalla lotta contro le tentazioni, come ricordava la prima domenica di quaresima, il nostro lezionario ci invita a rileggere il grande “Discorso sul monte” di Gesù (Mt 5-7), chiamato pure “Carta del Regno”. È stato paragonato al “dono della Torah”, il grande evento costitutivo d’Israele nel quadro del quale Dio fece alleanza con Israele sul Sinai e gli fece conoscere la sua volontà (Esodo 19-24).
Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù si sposta dal Giordano in Galilea, sua regione di provenienza (cf. Mt 2,22-23; 4,12), ma anche terra di pagani, zona dove convivono figli di Israele e genti straniere, i goyim di cui parla il profeta Isaia (cf. Is 8,23; Mt 4,15-16).