Perdonati e chiamati a perdonare

Foto di Melanie Stander su Unsplash
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25 febbraio 2025

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18.21-35 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 21Pietro gli si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
28Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!». 29Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». 30Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
31Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». 34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».


Gesù, l’incarnazione del Dio d’Israele che “allontana da noi le nostre colpe come l’Oriente è lontano dall’Occidente” (Sal 103), è venuto tra noi a fare misericordia e a chiedere, a chi voleva seguirlo, di fare a sua volta misericordia a chiunque gli avesse fatto torto, per vivere la beatitudine dei misericordiosi (cf. Mt 5,7). Infatti Gesù è venuto non per i giusti, ma per i peccatori (cf. Mt 9,13), facendo suo ciò che Dio aveva detto per bocca del profeta Osea: “Voglio misericordia e non sacrifici” (Os 6,6). 

 La parabola di oggi riassume l’insegnamento che Gesù ha appena dato. “Se tuo fratello commette una colpa” (ma non contro di te), non devi certo perdonare: Gesù in questo caso non parla di perdono, ma di attuare una modalità fraterna che impedisca al fratello di continuare a nuocere e di perdersi, cercando così di “guadagnarlo” di nuovo alla comunione fraterna (cf. Mt 18,15-16). E questo proprio perché la colpa non è stata commessa “contro di te”. 

Se invece la colpa è contro di te, come nel caso posto da Pietro, c’è da perdonare, e fino a settanta volte sette. Cioè non bisogna agire sull’altro, ma su di sé.

Questi due insegnamenti li ritroviamo nella parabola. Il servo perdonato doveva perdonare a sua volta il compagno perché il debito era verso di lui, ben sapendo l’infinita sproporzione del proprio debito condonatogli dal suo Signore rispetto a quello modesto di cui gli era debitore il compagno. Mentre gli altri servi, che non avevano ricevuto torto dal servo impietoso e non avevano nulla da perdonargli, proprio per questo dovevano intervenire, mossi da grande tristezza come sottolinea Gesù, per fermare quell’ingiustizia. Proprio perché il torto non era contro di loro i servi dovevano intervenire. Questa responsabilità verso il male fatto da qualcuno ma non “contro di te”, spesso drammaticamente tralasciata nella comunità del Signore, ti appartiene, dice Gesù.

La prima consapevolezza che ci dà e ci chiede di avere questo Vangelo è quella di essere peccatori insolventi. L’immenso debito che contraiamo col Signore consiste in tutto l’amore e l’attenzione che neghiamo al nostro prossimo (come dice Gesù nel capitolo 25 di Matteo), in tutti i crediti che ci inventiamo di attendere dagli altri e che Gesù dice di lasciar cadere mentre camminiamo insieme verso il giudice giusto; e in tutti i torti inflitti di cui mai abbiamo chiesto perdono. Ecco, questo immenso debito il Signore ce lo perdona perché eterna e immensa è la sua misericordia, come attesta di continuo l’Antico Testamento. Ma anche per noi è indispensabile perdonare a nostra volta i nostri debitori.

Qui però è importantissimo capire che il perdono di Dio, così legato al nostro perdono, non è un ricatto! Non contraddice l’infinita gratuità della misericordia di Dio, sempre immeritata! Ma è rivelazione del mistero dello Spirito santo: poiché lui che è il perdono dei peccati, è anche il soggetto del perdono. Ricevere lo Spirito santo è ricevere il perdono dei peccati, e anche insieme la potenza di perdonare. Perché lo Spirito, che è perdono per noi, per gratitudine e per comunione coi pensieri di Cristo suscita in noi il desiderio di perdonare i torti ricevuti. Ed è la nostra capacità di perdonare chi ci ha fatto torto la sola esperienza e la sola testimonianza per noi di aver accolto l’infinita misericordia di Dio sul nostro essere peccatori insolventi. 

sorella Maria