Libero, oltre il lecito?

Foto di Casey Horner su Unsplash
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20 gennaio 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 2,23-28 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 23avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». 25Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». 27E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! 28Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».


“Il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato”. I primi discepoli di Gesù approdano gradualmente a una migliore comprensione di questa parola ripensando a ciò che egli ha vissuto. E noi ci troviamo a riflettere sulla nostra comprensione del “lecito” e sulla nostra libertà, anche nelle cose più sante. 

Per la Bibbia, il sabato è un’istituzione santa, in cui alcune cose non sono lecite (cf. Es 20,8-11; 31,12-14). Il lecitoè un limite, fissato per segnare e custodire una santità. Ora, il limite per lo più ci fa problema: come intenderlo? Come limitazione arbitraria, privazione negativa di possibilità? O come confine di preservazione positiva di una relazione, spazio che santifica? Confine che limita la libertà o entro cui ci si forma a una vera libertà?

Il limite, anche nella Bibbia, è a servizio della relazione. La santificazione del sabato pone un limite a ciò che prende il sopravvento in settimana e restituisce chi lo santifica a una relazione più sana e santa con sé stesso e con la creazione, con Dio e con gli altri.

L’evangelista Marco ribadisce la verità di quel principio: non dobbiamo invertire il rapporto che pone il limite a servizio della vera vita. “Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”. L’episodio odierno lo illustra. Il contesto è teso: c’è incomprensione sul modo di vivere di Gesù e dei suoi, in particolare sui confini della santificazione del sabato, ma al centro è la libertà che nasce dal vangeloa essere in questione.

I discepoli di Gesù fanno ciò che non è lecito (hanno fame, dicono Mt 12,1 e Lc 6,1). A chi, rifacendosi alla Torah, glielo contesta, Gesù risponde, rifacendosi a ciò che si legge nei Profeti. Ciò che la Torah legiferando insegna, viene applicato in modo originale a quei discepoli, sulla base di una libertà che si è andata forgiando in una più ampia lettura delle Scritture.

Con il suo riferimento a ciò che si legge nel Primo libro di Samuele 21,2-7, Gesù riconosce un limite: ci sono dei pani che, a motivo del peculiare uso cui erano destinati (cf. Lv 24,5-9), non sono a disposizione, quindi non è lecito servirsene liberamente. Non era lecito consumare i “pani dell’offerta” banalmente, inconsapevolmente: pare però possibile una deroga, non arbitraria, condizionata, frutto di un’interpretazione delle Scritture più globale e più accurata (cf. Dt 23,26). Gesù quindi riconosce la prescrizione, però guarda alle persone, alle situazioni e alla volontà di Dio, l’Abba. Lo scarto tra la sua libertà e quella di chi lo rimprovera dipende da idee simili eppure differenti di santificazione. Può osare questa libertà chi ne ha custodito davvero la radice santa.

Se non riconosco alcun limite, allora c’è solo il mio io “signore anche del sabato”. Se non mi lascio formare nella mia libertà dalla santità che mi custodisce in relazione con il mistero che abita tanto me quanto l’altro, allora regnerà la libertà irresponsabile e fallace di chi si autorizza a seguire ogni suo piano e capriccio. O, all’opposto, il legalismo triste e corrosivo di chi condanna senza discernimento.

Altra è la libertà di Gesù “Signore anche del sabato”. Vera libertà che può essere nostra: più che libertà di fronte alla santità del sabato, di chi gli volta le spalle e la ignora, è libertà in quello spazio, di chi tiene conto di questa santità e ne riscopre il senso vitale.

fratel Fabio


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