25 aprile 2026
Il vangelo di Marco terminava in realtà al v. 8 del capitolo 16. Un giovane vestito di bianco ha invitato le donne andate al sepolcro a non avere paura e a dire ai discepoli di ritornare in Galilea, nel luogo dove tutto ha avuto inizio, a ricominciare di nuovo la sequela dietro al Risorto che li precede, cammina davanti a loro, indicando la via; ma le donne fuggirono dal sepolcro stupite e spaventate e “non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite” (Mc 16,8).
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24 aprile 2026
Il vangelo di oggi ci parla di una ricerca suscitata dall’aver osservato qualcosa: la folla al mattino ha notato che la sera precedente erano partiti sulla barca solo i discepoli, senza Gesù, e ora non c’è più neppure lui. “Rabbi, quando sei venuto qui?”: è una ricerca suscitata dalla curiosità, dalla “logica che non torna”, da un dato che manca.
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23 aprile 2026
In questo brano nulla è detto dell’insegnamento di Gesù: esso avrà luogo l’indomani, dall’altra parte del mare, dopo una notte passata da Gesù da solo in preghiera. Qui l’insegnamento è dato dal segno stesso, il segno del pane a sazietà è insegnamento. C’è la folla che segue Gesù per “i segni che operava sugli infermi”, una folla dunque che cerca guarigione per sé o per gli infermi in mezzo a sé, eppure Gesù non guarisce nessuno, ma sembra voler condurre la folla a un’altra consapevolezza di infermità, sanare un’altra carenza di vita piena, saziare un’altra fame.
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