Cibo per la vita eterna

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24 aprile 2026

Il vangelo di oggi ci parla di una ricerca suscitata dall’aver osservato qualcosa: la folla al mattino ha notato che la sera precedente erano partiti sulla barca solo i discepoli, senza Gesù, e ora non c’è più neppure lui. “Rabbi, quando sei venuto qui?”: è una ricerca suscitata dalla curiosità, dalla “logica che non torna”, da un dato che manca.

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Seduto con i discepoli

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23 aprile 2026

In questo brano nulla è detto dell’insegnamento di Gesù: esso avrà luogo l’indomani, dall’altra parte del mare, dopo una notte passata da Gesù da solo in preghiera. Qui l’insegnamento è dato dal segno stesso, il segno del pane a sazietà è insegnamento. C’è la folla che segue Gesù per “i segni che operava sugli infermi”, una folla dunque che cerca guarigione per sé o per gli infermi in mezzo a sé, eppure Gesù non guarisce nessuno, ma sembra voler condurre la folla a un’altra consapevolezza di infermità, sanare un’altra carenza di vita piena, saziare un’altra fame.

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Scrutare le Scritture: la speranza, la lampada, la Via per la vita

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22 aprile 2026

Gesù, “salito a Gerusalemme” (5,1) per “dare la vita” (5,21), “opera” (5,36) “perché siamo salvati” (5,34). Gesù rimanda i suoi interlocutori, “alcuni capi dei giudei” (5,18) alla “lampada” (5,35) Giovanni e alla “vostra speranza” (5,45) Mosè. Gesù rimanda allo “scrutare le Scritture”, perché “voi ritenete in esse la vita” e “proprio esse sono le testimonianti per” Lui (5,39).

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Il giudizio a giudizio

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21 aprile 2026

Come un bambino a cui il padre insegna con pazienza il mestiere della vita adulta, così è pure il Figlio di Dio. “Da se stesso, non può fare nulla”.
Allora, come il Padre dà la vita, così anch’egli apprende a dare la vita; come il Padre giudica, così anch’egli impara a giudicare. Questo sarebbe il logico sviluppo delle parole di Gesù. Non è questo però ciò che egli dice!

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Trentotto anni

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20 aprile 2026

Siamo di fronte al terzo “segno” che Gesù compie nelle pagine giovannee. Il primo segno avviene in sordina, sul retro di una sala ricevimenti a Cana di Galilea, vicino alle cucine o alla cantina, durante una festa di nozze. Lì Gesù apre le danze, dà inizio alla festa, celebra le nozze di due anonimi e con essi il sodalizio d’amore tra Dio e l’umanità, offrendo il vino buono dall’inizio alla fine (cf. Gv 2,1-11). Ancora a Cana Cristo fa fiorire la vita, proclamando a un funzionario alle dipendenze del re Erode Antipa: “Tuo figlio vive”. È il secondo segno (cf. Gv 4,46-54).

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Fede fondata sulla Parola

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18 aprile 2026

Gesù, conclusa la sosta samaritana, riprende con i suoi discepoli il viaggio verso la Galilea, originato dall’ostilità nei suoi confronti da parte di appartenenti al gruppo farisaico di Gerusalemme (Gv 4,1-3). E’ la sorte che tocca ai profeti, Gesù ne è cosciente e non fa eccezione. La Galilea, terra etnicamente mista, lo accoglie favorevolmente a motivo di quanto da lui operato in Gerusalemme durante la festa di pasqua. In particolare la purificazione del Tempio, evento toccato con mano dai galilei arrivati a Gerusalemme per la festa.

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Nel frattempo di un incontro

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17 aprile 2026

La pericope si apre con un’espressione inattesa: “intanto” o “nel frattempo”: due parole adatte a episodi e intere fasi delle nostre vite, tante volte spese nell’attesa incerta di chi sa che una fase si è chiusa ma non vede ancora i segni della successiva. Vedere o non vedere, in effetti, è qualcosa che gioca un ruolo fondamentale nelle nostre vicende – e anche nel nostro brano come, appunto, vedremo.

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