Primo Mazzolari

Leggi tutto: Primo Mazzolari

Il percorso di Mazzolari fu singolare. Da interventista partecipò alla prima guerra mondiale, visse la seconda partecipando alla resistenza, proclamò le parole del vangelo della pace durante gli anni difficili e drammatici della guerra fredda.

Quando l'Italia entra in guerra nel 1915 don Primo ha venticinque anni ed è prete da tre.
All'inizio del 1917, in una situazione molto delicata per l'esercito italiano, don Primo scrive un articolo per «L'Azione» in cui racconta il suo travaglio: “Forse si è fatto troppo spreco delle sante parole di giustizia, di redenzione dei popoli, di epoca nuova”. La violenza della guerra comincia a mettere in crisi i suoi ideali, e soprattutto ogni giustificazione e legittimazione della guerra stessa e le grandi parole si svuotano di fronte al massacro degli uomini.


Nel marzo 1920, Mazzolari è cappellano in Germania al seguito delle truppe di occupazione italiane.Nel suo diario il 2 aprile 1920 scrive: “Se la patria, come la vedono alcuni, è incompatibile con lo spirito che parla dalle pagine evangeliche, io rinuncio piuttosto alla patria. Io sento di amarla e di servirla meglio di qualunque altro, gridando i miei sentimenti con la parola di Cristo”. Siamo esattamente agli antipodi della posizione assunta da don Primo all'inizio della prima guerra mondiale. Si assiste qui a un rovesciamento della posizione. La patria non è più un valore assoluto, ma lo è l'evangelo. Vi è la coscienza che la guerra non ha prodotto alcun frutto di pace.
L'entrata dell'Italia in guerra il 10 giugno 1940 pone don Mazzolari in un'angoscia profonda.
Non c'è niente di quell'imperialismo cattolico che pure era largamente presente nella chiesa italiana, e non c'è niente di quello spirito che l'aveva portato ad essere interventista convinto nel 1915. Vi è la consapevolezza di vivere un'ora tragica, che avrebbe messo in questione la fede e la chiesa, di un'ora di tenebra che segnerà tutti e ciascuno.


Seguendo questa linea, critica l'intervento degli Stati Uniti nella guerra di Corea; nel gennaio del 1951 a un convegno delle Avanguardie cristiane, movimento da lui fondato, ripercorre la sua storia e a partire da essa mette in questione la giustificazione della guerra.
L'attenzione alla storia, ai suoi eventi, alle nuove condizioni della guerra portano don Primo a un passaggio importante. Proprio la sua attenzione ad un cristianesimo incarnato, che sia capace di misurarsi sui fatti, e sia in grado di modificarli, lo conduce ad abbandonare vecchie categorie, che appartengono ad una lunga stagione storica, ma ora appaiono inadeguate rispetto al mutare dei tempi: “Se non vogliamo che la guerra con tutte le sue inutili stragi si insinui nei nostri piani, in nessun modo, non possiamo ammettere nessuna eccezione, né di guerre difensive, né di guerre rivoluzionarie”.


Nel 1952 Mazzolari scrive Tu non uccidere che uscirà anonimo nel 1955. Rappresenta la riflessione più matura intorno al tema della pace e della guerra. Sottolinea con forza l'alterità tra vangelo e guerra: “Cristianamente e logicamente la guerra non si regge (e tu non uccidere, per quanto ci si arzigogoli sopra, vuol dire tu non uccidere); e per di più si uccidono fratelli, figli di Dio, redenti dal sangue di Cristo; sì che l'uccisione dell'uomo è a un tempo un omicidio, perché uccide l'uomo; suicidio perché svena quel corpo sociale, se non pure quel corpo mistico, di cui l'uccisore stesso è parte; è deicidio perché uccide con una sorta di esecuzione di effige l'immagine e la somiglianza di Dio, l'equivalenza del sangue di Cristo, la partecipazione, per la grazia, della divinità”.
Tu non uccidere è un testo di grande suggestione; in esso è presente la tensione tra prospettiva di cristianità e urgenze del Vangelo, ma in alcuni passi il riferimento alla parola di Gesù è così forte da superare la tradizionale teologia della guerra giusta e da prefigurare la via della testimonianza evangelica della pace fino al martirio, fino a dare la vita per il nemico, in obbedienza al comando del Signore.


Mazzolari non è un teologo cui chiedere una dottrina sistematica, ma un credente e un prete che cerca con tutte le sue forze di incarnare il cristianesimo nella vita degli uomini, nella sofferenza della gente. Lungo la sua esistenza il crinale della pace e della guerra gli appare sempre più un luogo decisivo della testimonianza cristiana. Egli stesso ha sperimentato sulla sua pelle dalla partecipazione come interventista convinto alla guerra del 1915-'18, al dibattito sulla pace e sulla bomba atomica durante la guerra fredda, la faticosa uscita dalla tradizionale teologia della guerra giusta. Per questo non assume mai toni polemici contro la chiesa, anche se spesso la sua critica è profonda e paga per questo prezzi alti - nel 1954 il S. Uffizio gli restringe la predicazione alla sola parrocchia e gli proibisce di scrivere e dare interviste su materie sociali. Chiede solo che la sua posizione non sia negata, che il seme della resistenza evangelica alla guerra sia lasciato germogliare. Il suo itinerario lo porta a prefigurare una chiesa che non ha altra pretesa in mezzo agli uomini che quella di seguire il comando di Gesù, senza appoggi né sostegni umani, dando la vita per i nemici.

Primo Mazzolari, Tu non uccidere, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 1991

Lorenzo Milani

Leggi tutto: Lorenzo Milani

Entrato in seminario a 20 anni nel 1943, ordinato nel 1947, cappellano a san Donato dal 1947 al 1954 quando viene inviato a Barbiana dove rimane fino alla morte (1967). Del tema della pace nell’opera di Milani vogliamo cogliere solo un aspetto, un evento.
L' 11 febbraio 1965 si riunisce la sezione dei cappellani militari toscani in congedo (presenti 20 su 120). Al termine approvano una mozione: “Consideriamo un insulto alla patria e ai suo caduti la cosiddetta obiezione di coscienza che, estranea al comandamento cristiano dell'amore, è espressione di viltà”. Il tono è provocatorio e offensivo. Nella Lettera ai giudici don Milani ricorda...

Continua la lettura

Giorgio La Pira

Leggi tutto: Giorgio La Pira

A ventun'anni scrive allo zio: “Il cattolicesimo ... non si limita ad una sterile critica dei testi o ad una disattenta e arbitraria interpretazione intellettuale della Carità. È Azione, cooperazione fattiva di Dio e dell'uomo: gettar mille ponti che permettono il passaggio dalla terra a Dio: vuole che ogni uomo esperimenti - sia pure in minima parte - le delizie della santità e inizi l'ascesa della scala mistica che Gesù Cristo pose fra la terra e il cielo. Ora questi esperimenti sono concreti, richiedono tutto l'uomo, nella sua bellezza interna ed esteriore ... La pace che l'animo possiede deve rispandersi sulle cose della terra, per sollevarle, ordinarle, purificarle...

Continua la lettura

I 7 monaci trappisti dell'Atlas

Leggi tutto: I 7 monaci trappisti dell'Atlas

Il 21 maggio del 1996, un comunicato stampa del Gruppo Islamico Armato, organizzazione estremista algerina, annuncia l’avvenuta esecuzione dei sette monaci trappisti rapiti due mesi prima al monastero di Notre Dame de l’Atlas. È la conclusione di un itinerario di testimonianza evangelica spintosi fino a rendere presente il Dio-con-noi in mezzo all’inimicizia che dilaga tra gli uomini. Il cammino dei monaci dell’Atlas era cominciato nel lontano 1938...

Continua la lettura

Giacomo Lercaro

Leggi tutto: Giacomo Lercaro

Nasce nel 1891, prete a Genova, vescovo a Ravenna e infine a Bologna. Figura di grandissimo rilievo al Concilio di cui è stato uno dei quattro moderatori, ha segnato con la sua testimonianza il rinnovamento evangelico non solo della chiesa italiana, ma della chiesa universale.
Rileggendo gli interventi di Lercaro sulla pace avvenuti tra l'ottobre 1965 e il gennaio 1968 troviamo la forza di un annuncio cristiano, capace ancor oggi di indicare la strada del Vangelo dentro i conflitti degli uomini...

Continua la lettura

Dietrich Bonhoeffer

Leggi tutto: Dietrich Bonhoeffer

Nato a Breslavia il 4 febbraio 1906, Bonhoeffer aveva ereditato dalla madre il bisogno spontaneo di venire in aiuto agli altri, assieme a una calma energica; dal padre aveva invece appreso una straordinaria preveggenza, la capacità di concentrarsi su qualunque soggetto, l’avversione per i luoghi comuni e una ferma adesione alla realtà, a tutto ciò che è umano.
Il giovane Dietrich, ottenuta l’abilitazione teologica nel 1930, esercitò per alcuni anni il ministero di pastore...

Continua la lettura

Dag Hammarskjöld

Leggi tutto: Dag Hammarskjöld

(1905 – 1961)

Dag Hjalmar Agne Hammarskjöld è stato un politico svedese. Ultimo di quattro figli maschi trascorre gli anni della propria infanzia e adolescenza seguendo gli spostamenti del padre, uomo politico svedese: dapprima in Danimarca, poi a Uppsala, poi a Stoccolma – nei tre anni in cui il padre è Primo Ministro – poi ancora a Uppsala. Compiuti gli studi universitari in economia, dopo un anno di insegnamento all’Università di Stoccolma, diviene segretario della commissione governativa sulla disoccupazione, carica che ricoprirà dal 1930 al 1934 per poi passare alla Banca di Svezia, sempre come segretario. Nel 1936 entra alle dipendenze del Ministero delle Finanze dove ricopre incarichi diversi, soggiornando per tre anni a Parigi. Nel 1941 torna come Presidente alla Banca Nazionale di Svezia, incarico che terrà fino al 1948, per poi entrare al Ministero degli Esteri: dapprima come segretario e successivamente (1951) come vice-ministro degli Esteri. In qusta veste è vice-presidente della delegazione svedese alla VI sessione dell’Assemblea generale dell’ONU a Parigi (1951-1952) e poi Presidente alla sessione successiva (New York 1952-1953). Il 7 aprile 1953 viene eletto all’unanimità per succedere al norvegese Trygve Lie nella carica di Segretario generale dell’ONU, carica nella quale viene riconfermato nel 1957 allo scadere del mandato.

Insignito della laurea honoris causa nelle principali università degli Stati Uniti, Canada e Inghilterra, nel dicembre del 1954 succede al padre quale membro dell’Accademia Svedese. Muore nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1961 in un incidente aereo – le cui cause non saranno mai del tutto chiarite – a Ndola (nell’attuale Zambia) nel corso di una missione per risolvere la crisi congolese. L’ipotesi di un possibile attentato al suo aereo, pur non essendo dimostrabile, non è mai stata dissipata.

In quell’anno gli verrà conferito il Premio Nobel per la Pace alla memoria, “in segno di gratitudine come dirà la motivazione del Comitato del Nobel – per tutto quello che ha fatto, per quello che ha ottenuto, per l’ideale per il quale ha combattuto: creare pace e magnanimità tra le nazioni e gli uomini”.

Dopo la sua morte, nel suo appartamento a New York fu ritrovato il suo diario, contenente brevi pensieri. Allegata agli scritti c’era una lettera, indirizzata a un amico, in cui spiegava come avesse iniziato ad appuntarsi certe riflessioni senza avere alcuna intenzione di pubblicarle; tuttavia, lo autorizzava a un’eventuale pubblicazione, che riteneva utile a dare un’idea della sua vera personalità.

Il diario, pubblicato in Italia col titolo “Tracce di cammino”, è definito dall’autore “una sorta di libro bianco che narra i miei negoziati con me stesso e con Dio”. Da esse emerge infatti la spiritualità di Hammarskjöld, un aspetto fino ad allora ignoto al pubblico.

Dag Hammarrskiöld
{link_prodotto:id=360}