La “parte buona”

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18 giugno 2026

La “parte buona” non è facile da individuare, può sembrare di immediata evidenza ma se ci fermiamo e sostiamo un momento ci accorgiamo che non è così.
“Betania, è casa di amicizie. L’evangelo non la descrive, forse vorremmo conoscerne spazi, pareti, lampade, stuoie. Gesù conosceva tutto di quella casa, la cercava, lì respirava, accolto da Marta, Maria e Lazzaro. Accolto per tutto quello che era, nella sua condizione di Messia, figlio di Dio, ma anche nella sua pienezza di umanità” (don Angelo Casati).

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Una prossimità dilatata

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17 giugno 2026

All’origine vi è innanzitutto un’impossibilità all’incontro, un ostacolo che si frappone, una distanza che separa: “E non potevano incontrarlo” (v. 19). Colpisce e interroga questa lontananza mostrata da parte di chi sembrerebbe il più vicino in forza di un legame di prossimità che dovrebbe unire le persone più familiari. Per tre volte nel testo si ribadisce il vincolo di parentela, insistendo sugli aggettivi possessivi, che denotano una progressione nella vicinanza: “sua madre e i suoi fratelli” (v. 19), “tua madre e i tuoi fratelli” (v. 20), “mia madre e i miei fratelli” (v. 21).

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La promessa di Dio deposta nel cuore

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16 giugno 2026

Gesù, come il Servo del Signore profetizzato da Isaia, ha vocazione di rivolgere la parola innanzitutto agli sfiduciati, a chi patisce la propria povertà e rischia di perdere, o ha già perso, la speranza. Per questo parla loro dell’amore fedele di Dio e del suo regno. E si rivolge a loro ricordando la promessa di Dio, del Dio eternamente fedele a poveri e afflitti, alle vittime della storia che patiscono la nostra ingiustizia.

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Edificarci

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15 giugno 2026

Gesù ha parlato, ha insegnato alle folle che l’hanno ascoltato a lungo. Ora sembra rivolgersi più ai suoi discepoli, a quelli che lo frequentavano, a quelli che lo chiamano “Signore, Signore”, e quindi anche a noi che lo ascoltiamo oggi in questo brano del suo Vangelo.

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Semplice trasparenza del Padre

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13 giugno 2026

Il vangelo di oggi fa parte del lungo discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli dopo la lavanda dei piedi e il tradimento di Giuda Iscariota. Gesù annuncia l’avvicinarsi della sua glorificazione, la sua passione, morte e resurrezione e vuole rassicurare i discepoli che la comunione con loro non verrà meno.

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Fiducia e perseveranza nella preghiera

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12 giugno 2026

Nel suo insegnamento sulla preghiera Gesù insiste sulla fiducia nel chiedere, e sul dovere di farlo continuamente, “senza stancarsi”. La nostra esperienza ci dice che è solo in un rapporto di piena fiducia e davanti a una persona dalla quale ci sappiamo amati senza riserve, che possiamo osare di porre ogni tipo di domanda, senza timore di far brutte figure, di essere ridicolizzati o giudicati. La fiducia ha la meglio sull’imbarazzo e sul timore di chiedere. Per Gesù anche con Dio, il Padre, è così. Ce lo dicono questi insegnamenti sulla preghiera che fanno da contesto alla consegna del Padre nostro ai discepoli (cf. Lc 11,1-4). 

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Casa di preghiera

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11 giugno 2026

Nei versetti immediatamente precedenti il passo evangelico odierno Gesù ha compiuto gesti simbolici e pronunciato parole profetiche circa un albero di fico e il tempio di Gerusalemme. All’albero che non aveva frutti Gesù si è rivolto dicendo “Nessuno mai più in eterno mangi frutto da te” e nel Tempio ha scacciato chi vendeva e comprava gli animali per i sacrifici, e ha rovesciato i tavoli dei cambiamonete, accompagnando questi gesti con la parole che denunciavano la trasformazione blasfema della “casa di preghiera per tutte le genti” in “covo di ladri”.

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