8 luglio 2026
“Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni” (Is 43,1). Così il libro del profeta Isaia precisa il significato del chiamare qualcuno – e qui il popolo d’Israele – per nome. Vi è sì un significato di appartenenza, cosa che magari non ci piace troppo, tanto sentiamo questo come una privazione di libertà, mentre dimentichiamo che l’appartenenza a sé stessi è forse una schiavitù ben peggiore. Ma non abbiamo nulla da temere dal momento che apparteniamo a Colui che ci ha “riscattati”, cioè proprio liberati da ogni schiavitù.
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7 luglio 2026
Oggi la liturgia di Bose fa memoria di Athenagoras, patriarca di Costantinopoli dal 1948 al 1972, che il 5 gennaio 1964 incontrò a Gerusalemme Paolo VI: i due si abbracciarono e quell’incontro portò alla successiva abrogazione delle reciproche, personali scomuniche del 1054, che avevano prodotto lo scisma tra la chiesa d’Oriente e quella d’Occidente.
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6 luglio 2026
Questa pagina del vangelo, che annuncia sì due miracoli di Gesù, ci parla però anzitutto di relazioni, relazioni all’interno delle quali e grazie alle quali avvengono anche le guarigioni narrate. Forse a una prima lettura questo dato sfugge, ma se si segue una traduzione un po’ più letterale esso balza all’occhio, tanto più che in una lettura sinottica, cioè parallela, con gli altri vangeli, si può rilevare come in essi tali elementi non siano presenti.
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