Semplicità

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In cosa consiste la semplicità? Sul piano personale nel non avere doppi fini, nel non essere tortuosi, nel presentarsi in autenticità. L’atteggiamento personale di semplicità aiuta molto l’edificazione della vita comunitaria nella serenità, nell’armonia e nella pace. Soprattutto nella verità. Sul piano comunitario la semplicità consiste nell’eliminare, o almeno nel ridurre al minimo, la dicotomia tra immagine esterna e realtà interna, tra immagine e vissuto.

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Radicalità di comunione

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Radicalità indica ciò che ha a che fare con le radici, con l’essenza intima di una realtà, con la sua verità costitutiva e irrinunciabile, fuori dalla quale tale realtà smentisce se stessa. Non si dà vita comune senza comunione, e dunque senza ricerca di comunione. E questa comunione, che è richiesta a ogni battezzato, è ben specificata nella nostra Regola, per noi che facciamo vita monastica, come radicalità di comunione anzitutto nei beni spirituali e nei beni materiali.

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L’attitudine dell’ascolto

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Il ritiro ci chiede l’attitudine dell’ascolto perché ascoltando una parola monastica che viene da un altro ambiente monastico possiamo guardare alla nostra vita in maniera rinnovata: il fine non è quello di avere informazioni nuove, ma di approfondire, di andare più a fondo di noi stessi, della nostra vita e della nostra vocazione. Non l’esteriore informazione ne è il fine, ma l’interiore trasformazione.

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La gioia come obbedienza

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L’esercizio alla gioia è mettere in pratica la fede, la vita in Cristo. E diviene dono per la comunità. Perché la gioia, la gioia nel Signore, è diffusiva e spande luminosità: anche la gioia edifica la comunità, anche la gioia è obbedienza al Vangelo, anche la gioia nasce dalla fede e la esprime.

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Sulla stessa strada

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Giovanni Battista, il Precursore del Messia e, in certo modo, anche della vita monastica, non è solo uno che conosce le Scritture, ma che le vive. E per vivere le Scritture nella propria carne occorre viverle per tutta la vita. Occorre essere loro fedeli e declinarle nelle diverse situazioni in cui ci si viene a trovare, anche e soprattutto quelle di contraddizione, di ostilità, di inimicizia.

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La pratica del silenzio

Il cattivo uso della parola e le disfunzioni comunicative, che creano patologie relazionali gravi, hanno la loro origine anche in un’assenza della pratica del silenzio. Di quel silenzio, almeno, che è un lavoro, un’azione, un fare silenzio, non un mero tacere. E coinvolge tutta la persona in una scelta e decisione interiore, in un atto di volontà

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La solitudine del celibato

Decisivo perché il difficile celibato possa essere vissuto con una certa serenità e libertà è che in comunità si crei un clima di benevolenza, di accoglienza reciproca, di pazienza, di sopportazione, di rispetto reciproco, di disciplina della parola tra membri della comunità, tra fratelli e sorelle. E che a questo tutti collaborino.

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